Il silenzio, la porta chiusa, la rabbia, l’apatia, e il telefono come rifugio, non sono mai i veri problemi.
Sia che tuo figlio abbia iniziato a mostrare le prime difficoltà della preadolescenza, sia che siete già dentro ai problemi dell’adolescenza, mamma start ti mostrerà perché c’è quel problema.
Scoprirai anche che il problema deve esserci, o sarebbe strano che non ci fosse.
Ma tu ti stai chiedendo: “Perché dovrebbe interessarmi scoprire che il problema deve esserci?”.
E io ti chiedo solo di pazientare, perché prima di risponderti devo prepararti.
C’era un vecchietto ubriaco che aveva perso un mazzo di chiavi e le stava cercando sotto un lampione, ma senza successo.
Passa una persona e chiede che cosa stia facendo: “sto cercando le mie chiavi” risponde il vecchietto un po’ brillo.
Al che il passante chiede “ma dove le ha perse?”.
Vecchietto, indicando con il dito “le ho perse laggiù”.
Il passante “e perché le sta cercando qui?”
Vecchietto “perché qui c’è la luce”.
Il lampione rappresenta il nostro sistema di valori, credenze e convinzioni che illumina solo una piccolissima parte della realtà.
Per trovare le soluzioni che stai cercando, hai bisogno di cambiare il tuo punto di vista su ciò che sta succedendo in famiglia.
Immagina che ci siano 1000 strategie possibili per risolvere il problema, ma tu riesci a vederne solo 10, perché le altre 990 sono nella parte della vita che il tuo punto di vista non illumina.
Hai due opzioni. La prima consiste nel continuare ad attingere tra quelle 10 strategie, l’altra nel portare alla luce ciò che oggi non puoi vedere.
Un problema familiare è la forma visibile di uno scontro invisibile: uno scontro di resistenze.
Da una parte ci sei tu, forse la coppia, che difende la sua visione della vita, dall’altra c’è una persona che deve costruirsi e non può fare a meno di esplorare al di fuori del vostro punto di vista.
Prendiamo ad esempio la rabbia, non solo quella attiva, ma anche quella passiva che si manifesta con il silenzio, la chiusura o l’apatia.
C’è un primo livello di rabbia che possiamo definire fisiologico, perché non dipende dalle dinamiche familiari.
La rabbia è la soluzione per provare a gestire un dolore.
Tu ti starai chiedendo “ma quale dolore dovrebbe mai sentire mio figlio, visto che non gli manca niente?”.
Ecco il primo problema: la negazione dell’emozione del figlio.
Noi proviamo, prima delusione e poi dolore, quando un nostro bisogno non viene soddisfatto o, come nel caso del figlio, non viene più soddisfatto.
Quando il ragazzo entra nella preadolescenza i bisogni che l’equilibrio infantile soddisfaceva iniziano a rimanere scoperti.
Diciamo che al figlio viene a mancare la fonte di nutrimento.
Qual è il problema che si aggiunge al suo?
Che anche a te viene a mancare il nutrimento che ti veniva da quella relazione simbiotica, quindi c’è la sua rabbia, ma ci sarà anche la tua.
La rabbia, quindi, non è un problema oggettivo. È un problema perché entra in risonanza con la tua.
Il secondo livello della rabbia è questo.
La rabbia fisiologica di cui tuo figlio farebbe anche meno, aumenta di intensità perché non solo non viene compresa, ma è combattuta attraverso altra rabbia.
Anche se ti mordi la lingua per non farla vedere, anche se fai finta di niente e ti chiudi in camera per imprecare, puoi stare certa che tuo figlio la sente.
Perché chi è pieno di rabbia sente quella degli altri lontano un miglio.
Poi perché, anche la sua, come ho detto prima per te, entra in risonanza con la tua.
Ho portato alla luce alcuni aspetti che solitamente sono nell’ombra ma, attraverso Mamma Start, emergeranno quelli specifici della tua famiglia.
Voglio essere chiaro fino in fondo perché non mi va di lavorare con chi non se la sente di diventare consapevole delle sue resistenze per affrontarle.
Quando ti farò vedere ciò che oggi è offuscato dal tuo punto di vista, resisterai.
Quindi se pensi ancora che la “rabbia”non deve esserci in alcun modo, non sei nel posto giusto.
Ma siccome le resistenze sono bastarde, ascoltami bene.
Non sto dicendo che la rabbia deve rimanere lì, perché poi diventa un problema più grave come una dipendenza.
Il modo migliore per far sì che la rabbia degeneri in altro, è trattarla come se fosse un’anomalia quando, in realtà, è la cosa più naturale del mondo.
Devo ancora rispondere alla domanda lasciata aperta:
“Perché dovrebbe interessarti scoprire che il problema deve esserci?”.
All’inizio ho affermato che il problema deve esserci, proprio quel problema lì, e sarebbe strano se non ci fosse.
Perché il problema ha direttamente a che fare con le dinamiche familiari.
Il problema non minaccia l’equilibrio familiare ma contribuisce a tenerlo in piedi così com’è.
Per questo motivo nel problema si concentrano le resistenze più forti.
Non solo quelle di tuo figlio, come potrebbe sembrare, ma anche le tue e di tutti i membri della famiglia.
Per questo motivo anche tu, inconsciamente, non vuoi veramente risolverlo.
Quindi, come si concretizza questa resistenza?
Metterai in atto delle strategie che non devono funzionare.
Oppure continuerai a cercare le soluzioni dove illuminano le tue credenze, anche se sai già che non funzionano.
Mamma Start farà emergere dove si annidano le resistenze più forti del sistema, a partire dalle tue, così da aggirarle.
Vogliamo provocare dei cambiamenti nella struttura familiare che siano quasi impercettibili, perché non devono essere percepiti come una minaccia, altrimenti il sistema si difenderà.
Quando il sistema cambia, cambia anche il problema. Come cambierà, non è possibile saperlo in anticipo.
Ed è qui che emerge un’altra resistenza: la pretesa di soluzioni certe nel risultato.
Questo è un altro modo in cui si concretizza il “non vuoi veramente risolverlo”.
Perché, come possiamo ridurre a certezza un insieme molto complesso come sono le dinamiche familiari?
Oggi che tuo figlio ha 11/12/13….anni c’è un problema, ma non considerare tutti gli anni passati prima che il problema emergesse, non è forse un’altra resistenza?
È come quello che, al ristorante, aveva mangiato tutti i piatti del menù. Paga alla cassa e prende una caramellina, poi esce dal ristorante e si sente male, e dice “maledetta caramella!”.
Quella che sembra solo rabbia, in realtà è un gesto d’amore verso di te.
Cerca di aiutarti a distaccarti, altrimenti rischia di non riuscirci neanche lui.
Un legame forte, come è stato il vostro, non si può sciogliere con le buone maniere, per questo tuo figlio è spietato ed estremo nei giudizi, nei comportamenti, e nelle chiusure.
Tu non riesci ancora ad accettarlo, e ci sta: nessuno si separa facilmente da un equilibrio che gli ha dato tanto.
Il fatto è questo, più resisti e più gli rendi difficile il distacco, e la rabbia non farà che aumentare.
Tutto il mio lavoro si riassume così.
Ti aiuto a sopportare il distacco, a partire da quello rispetto all’attuale punto di vista, per far sì che la sua opposizione non sia più una minaccia, ma un’opportunità di crescita per tutti.
Lui ti sta guidando ad accettare la pesantezza, perché quello è il solo modo per far emergere la vera leggerezza.
Tuo figlio oggi è più complicato di una cassaforte senza combinazione.
La chiave che stai cercando la puoi trovare solo se accetti di cercare dove la luce del tuo punto di vista ancora non illumina, altrimenti l’avresti già trovata.
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